Cass. civ., sez. II, sent. 30 settembre 2020, n. 20878 – Pres. Di Virgilio, Rel. Cons. Criscuolo – Il pagamento di una sanzione da parte del chiamato non importa accettazione dell’eredità

Non costituisce accettazione tacita dell’eredità il pagamento di una sanzione pecuniaria, da parte di un chiamato, con denaro proprio e non della massa trattandosi di un atto meramente conservativo, essendo ammesso dall’art. 1180 c.c. l’adempimento del terzo.

Per aversi accettazione tacita dell’eredità occorrono due simultanee condizioni:

1) che l’ atto sia compiuto dal chiamato all’eredità con l’implicita volontà di accettarla

2) che si tratti di un atto che egli non avrebbe diritto di porre in essere se non nella qualità di erede. Il pagamento di un debito del de cuius, che il chiamato all’eredità effettui con denaro proprio, non è un atto dispositivo e comunque suscettibile di menomare la consistenza dell’asse ereditario, cioè tale che solo l’erede abbia diritto di compiere: pertanto, difetta il secondo dei requisiti, richiesti in via cumulativa e non disgiuntiva per l’accettazione tacita.

Deve rammentarsi che il chiamato che non abbia accettato l’eredità ha alcuni poteri sulla stessa, i quali consistono essenzialmente nella facoltà di amministrare i beni ereditari e compiere tutti quegli atti che possano servire a mantenere integre le sue ragioni sull’ eredità qualora decida di accettare. Essi spettano al chiamato indipendentemente dalla circostanza che egli sia o non nel possesso dei beni ereditari.

Successioni – Accettazione eredità – Rif. Leg. artt. 460 e 1180 cod. civ.