Cass. Civ., SS.UU., 6 marzo 2020, n. 6459 – Pres. Spirito, Rel. Cons. Giusti – Il pactum fiduciae con oggetto immobiliare è valido anche se concluso verbalmente

Per il patto fiduciario con oggetto immobiliare che s’innesta su un acquisto effettuato dal fiduciario per conto del fiduciante, non è richiesta la forma scritta ad substantiam; ne consegue che tale accordo, una volta provato in giudizio, è idoneo a giustificare l’accoglimento della domanda di esecuzione specifica dell’obbligo di ritrasferimento gravante sul fiduciario. La dichiarazione unilaterale scritta del fiduciario, ricognitiva dell’intestazione fiduciaria dell’immobile e promissiva del suo ritrasferimento al fiduciante, non costituisce autonoma fonte di obbligazione, ma, rappresentando una promessa di pagamento, ha soltanto effetto confermativo del preesistente rapporto nascente dal patto fiduciario, realizzando, ai sensi dell’art. 1988 c.c., un’astrazione processuale della causa, con conseguente esonero a favore del fiduciante, destinatario della contra se pronuntiatio, dell’onere della prova del rapporto fondamentale, che si presume fino a prova contraria.

La questione rimessa all’esame delle Sezioni Unite concerne la forma del patto fiduciario con oggetto immobiliare. Premesso che il patto fiduciario dà luogo ad un assetto di rapporti sul piano obbligatorio in forza del quale il fiduciario è tenuto verso il fiduciante a tenere una certa condotta nell’esercizio del diritto fiduciariamente acquistato, ivi compreso il ritrasferimento del diritto al fiduciante o a un terzo da lui designato, l’interrogativo sollevato dall’ordinanza interlocutoria è se possa ritenersi rispettato il requisito della forma scritta del patto fiduciario coinvolgente diritti reali immobiliari da una dichiarazione unilaterale scritta del fiduciario che risulti espressione della causa fiduciaria esistente in concreto, pur se espressa verbalmente tra fiduciante e fiduciario; più in particolare, se valida fonte dell’obbligazione di ritrasferire sia soltanto un atto bilaterale e scritto, coevo all’acquisto del fiduciario, o se sia sufficiente un atto unilaterale, ricognitivo, posteriore e scritto del fiduciario, a monte del quale vi sia un impegno espresso oralmente dalle parti.
Le Sezioni Unite ricostruiscono l’istituto del mandato senza rappresentanza, negozio capace di concretizzare l’intento del fiduciante. Sulla scorta di una sentenza del 2013 in tema di forma del mandato ad acquistare beni immobili, gli Ermellini riconoscono un lato interno tra mandante e mandatario (ossia, tra fiduciante e fiduciario) ed un lato esterno tra mandatario e terzo (ossia, tra fiduciario e terzo). Il rapporto interno crea solo effetti obbligatori (e non reali) tra le parti, dal momento che il mandante (fiduciante) non ha alcun rapporto con i terzi (art. 1705, comma 2, c.c.) e non è soggetto alla forma scritta. Il requisito formale riguarda invece solo il lato esterno tra mandatario e terzo (cioè tra fiduciario e terzo) ed è essenziale per un valido acquisto immobiliare in capo al mandatario (fiduciario) tale per cui quest’ultimo possa validamente adempiere al successivo trasferimento del bene al mandante (fiduciante).
La sentenza conclude nel senso che “l’accordo concluso verbalmente è fonte dell’obbligo del fiduciario di procedere al successivo trasferimento al fiduciante anche quando il diritto acquistato dal fiduciario per conto del fiduciante abbia natura immobiliare”.

Fiduciari – Dichiarazione scritta del fiduciario ricognitiva del patto fiduciario e promissiva del ritrasferimento al fiduciante – Natura di promessa di pagamento – Rif. Leg. Artt. 1173, 1350, 1351, 1705, 1988, 2697 cod. civ.