Cass. civile, sez. II, sent. 25 giugno 2020, n. 12643 – Pres. Manna, Rel. Cons. Falaschi-Quando si ha impresa familiare e differenza dalla comunione tacita familiare

La presenza di un’impresa familiare agricola costituita fra due coniugi non determina nel partecipante non intestatario dei beni la trasmissione del diritto dominicale.
Il partecipante alla comunione, pretermesso dall’intestazione, vanta solo un diritto di credito verso l’altro intestatario del bene, per cui non gli è consentito esercitare un’azione reale per il recupero, ma solo quella risarcitoria.
Il coniuge che affermi il diritto di comproprietà su bene immobile intestato all’altro coniuge, in forza di un regime di comunione tacita familiare – idoneo ad estendersi di diritto agli acquisti fatti da ciascun partecipante, senza bisogno di mandato degli altri, ne’ di successivo negozio di trasferimento – ha l’onere di fornire la relativa prova, tenendo conto che la suddetta comunione non può essere desunta da una mera situazione di collaborazione familiare, ma postula atti o comportamenti che evidenzino inequivocabilmente la volontà di mettere a disposizione del consorzio familiare determinati beni, nonché di porre in comune lucri, perdite ed incrementi patrimoniali.

Impresa familiare – comunione tacita familiare – Rif. Leg. art. 230 bis cod. civ.; art. 2140 cod. civ.