Cass. Pen., Sez. II, Sent., 16 marzo 2020, n. 10255 – Pres. Diotallevi, Rel. Ariolli – Il clan di Ostia. A quali condizioni può configurarsi il delitto di associazione di tipo mafioso?

La sentenza con una lunga digressione sulla nota vicenda del clan di Ostia caratterizzata dalla caratura mafiosa delle sue numerose attività illecite e imprenditoriali nell’area del litorale romano, illustra in modo piano e articolato se ed a quali condizioni possa configurarsi il delitto di associazione di tipo mafioso nei confronti di un gruppo criminale autoctono attivo in zone tradizionalmente non mafiose.
La “mafiosità” del clan di Ostia e dei suoi altri affiliati è stata, infatti, correttamente desunta da un accertamento analitico, per ciascuno dei partecipi (fatta eccezione per il fratello del capoclan), della sussistenza di tutti gli elementi costitutivi dell’art. 416-bis c.p.
Questi i principi delineati nella sentenza.
Il termine di quindici giorni per il deposito delle memorie difensive, previsto dall’art. 611 cod. proc. pen. relativamente al procedimento in camera di consiglio, è applicabile anche ai procedimenti in udienza pubblica e la sua inosservanza esime la Corte di cassazione dall’obbligo di prendere in esame le stesse.
Ai fini della configurabilità del reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, con riguardo ad una struttura autonoma ed originale operante in un territorio limitato (c.d. mafia locale), è necessaria la dimostrazione in concreto della forza intimidatrice espressa dal vincolo associativo, che si caratterizza per la sua “forma libera”, potendo essere diretta a minacciare tanto la vita o l’incolumità personale, quanto le condizioni esistenziali, economiche o lavorative di determinati soggetti, attingendo i diritti inviolabili, anche di tipo relazionale, delle persone, che vengono coattivamente limitate nelle loro facoltà.

Associazione per delinquere – In genere – “mafia locale” – Metodo mafioso – Forza intimidatrice – Prova specifica – Necessità – Forme di manifestazione – Caratteristiche – Rif. Leg. art. 416 bis cod. pen. – D.P.R. n. 309 del 1990, art. 74