Cass. pen., Sez. V, sent., 1 ottobre 2020 n. 27271 – Pres. Sabeone, Rel. Cons. Calaselice – Il divieto di avvicinamento previsto dall’art. 282 ter c.p.p. non deve necessariamente indicare in maniera specifica e dettagliata i luoghi oggetto della proibizione

Il divieto di avvicinamento previsto dall’art. 282 ter c.p.p. riferendosi alla persona offesa in quanto tale, e non solo ai luoghi da questa frequentati, esprime infatti una precisa scelta normativa di privilegio della libertà di circolazione del soggetto passivo ovvero di priorità dell’esigenza di consentire alla persona offesa il completo svolgimento della propria vita sociale in condizioni di sicurezza, anche laddove la condotta di persistenza persecutoria non sia legata a particolari ambiti locali; con la conseguenza che il contenuto concreto della misura in questione deve modellarsi rispetto alla predetta esigenza e che la tutela della libertà di circolazione e di relazione della persona offesa non trova limitazioni nella sola sfera del lavoro, degli affetti familiari e degli ambiti ad essa assimilabili
È legittimo il provvedimento che, ex art. 282-ter c.p.p., obblighi il destinatario della misura a mantenere una certa distanza dalla persona offesa, ovunque questa si trovi, senza specificare i luoghi oggetto del divieto, essendo tale provvedimento cautelare rivolto a tutelare il diritto della persona offesa ad esplicare la propria personalità e la propria vita di relazione in condizioni di assoluta sicurezza, a prescindere, quindi, dal luogo in cui questa venga a trovarsi.

Reati contro la persona – Stalking – Divieto di avvicinamento – Rif. Leg. Art. 612-bis c.p. e art. 282-ter c.p.p.