Corte Costituzionale, 3 dicembre 20202 n. 260 – Pres. Coraggio, Red. Viganò – Non fondate le questioni di legittimità costituzionale sulla legittimità del divieto del rito abbreviato per i reati più gravi

Non fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate sulla legge n. 33 del 2019 dalla Corte d’assise di Napoli e dal Tribunale di Piacenza, nell’ambito di due processi a carico di imputati accusati di aver ucciso, rispettivamente, il padre e la moglie.
La legge 12 aprile 2019, n. 33 (Inapplicabilità del giudizio abbreviato per i delitti puniti con la pena dell’ergastolo) è espressione della discrezionalità legislativa in materia processuale e non contrasta con i principi di uguaglianza e di ragionevolezza (articolo 3 della Costituzione), con il diritto di difesa (articolo 24 della Costituzione), con la presunzione di non colpevolezza (articolo 27, secondo comma, della Costituzione), né con la regola del giusto processo e della ragionevole durata (articolo 111, secondo comma, della Costituzione).
Secondo la Consulta, non ci sono violazioni del diritto di difesa: il legislatore può vietare l’accesso a determinati riti alternativi a imputati colpevoli di gravi reati, come l’ergastolo e inoltre, non esiste il diritto dell’imputato a ottenere la celebrazione del processo “a porte chiuse” a tutela della sua dignità e riservatezza. Il principio della pubblicità del processo è infatti “non solo una garanzia soggettiva per l’imputato, ma anche un connotato identitario dello Stato di diritto, a tutela dell’imparzialità e obiettività dell’amministrazione della giustizia, sotto il controllo dell’opinione pubblica”.


Rito abbreviato – Rif. Leg. legge 12 aprile 2019, n. 33 (Inapplicabilità del giudizio abbreviato per i delitti puniti con la pena dell’ergastolo)